La visione olistica

Proseguiamo la pubblicazione delle opere vincitrici del Premio Clepsamia 2019. E siamo arrivati al podio. Cominciamo con la sezione Saggio: la terza piazza è andata ad Annalisa Potenza con il saggio “La visione olistica“.

LA VISIONE OLISTICA

Il XX secolo si aprì con la messa in discussione dei principi del Positivismo e la riflessione sulla presunta e facile capacità da parte dell’uomo di “dirigere e dominare gli eventi”. L’ottimismo che grazie alle nuove scoperte in ambito scientifico e tecnologico aveva accompagnato dall’Illuminismo in poi l’evoluzione della cosiddetta “società civile” si spense gradualmente in occasione di importanti e sanguinosi eventi, in particolare la prima e la seconda guerra mondiale, per lasciare spazio a un modo di rapportarsi alla vita più incentrato sulla persona, i suoi valori, il suo mondo interiore, grazie anche al contributo degli studi effettuati nell’ambito della psicologia e della fisica quantistica. La prima creò un varco per accedere ai lati sia di luce che di ombra della personalità, mentre la seconda all’inizio si soffermò a indagare le caratteristiche del microcosmo e dopo, negli anni successivi, si spinse oltre, alla ricerca di punti di contatto tra quest’ultimo e il macrocosmo, provando ad elaborare una teoria capace di comprenderli e spiegarli entrambi, calcando in questo modo le orme delle antiche filosofie orientali le quali sostenevano la “non separazione” tra noi, il mondo e l’universo/universi. Anche il famoso detto di Ermete Trismegisto conferma questa ormai assodata realtà: «È vero senza menzogna, certo e verissimo, che ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli di una sola cosa”. E poi a seguire: “E poiché tutte le cose sono e provengono da una sola, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento”. A tal proposito è noto che tutte le religioni del mondo ma anche molte filosofie e correnti di pensiero sostengono la comune provenienza nostra e di ogni cosa dalla stessa “matrice” che alcuni chiamano Fonte, altri Creatore, Uno, Dio. L’uomo è considerato parte di tale “matrice” e da lei derivato. Questa antichissima e rinnovata concezione dell’essere e della realtà è ora ampiamente abbracciata e sostenuta anche dalla fisica. Le cosiddette discipline olistiche, diffuse soprattutto a cavallo tra il XX e il XXI secolo, trattano queste tematiche importanti in modo ampio e flessibile, elaborando le antiche teorie e fornendo mezzi e strumenti adatti a facilitare la nostra “connessione” con noi stessi, tra noi e col tutto. Ma soprattutto riportano l’attenzione sulla comune esigenza di vederci e sentirci parti integranti di un “intero”, gocce dello stesso oceano, scintille della medesima fonte luminosa che ci ha generato. Così come noi siamo “figli” di quella luce, così quella luce è riposta in noi. L’anima deriva da Dio che significa “luce” e quest’ultimo si trova ovunque e in particolar modo nel nostro cuore, sempre in ascolto. Per questo è importante concentrarci sul cuore, sulla sua luce che come il sole si diffonde ad illuminare le strade dell’esistenza, a emanare nel mondo il calore di quell’Amore che ci contraddistingue in quanto esseri immortali, nati per fare un’esperienza e poi tornare un giorno da Lui.

2 commenti su “La visione olistica

  1. Una visione olistica non implica necessariamente un’origine divina dell’uomo. Non capisco il finale da predica domenicale….

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