Musica sul mondo

Oggi pubblichiamo il racconto classificatosi al terzo posto ex aequo nella Sezione Narrativa. Si tratta di Musica sul mondo di Piero Donato.

MUSICA SUL MONDO

“Pa’, posso farti una domanda o hai da fare?”.

“No, figurati, dimmi Carlo”.

“Pensavo… in qualità di insegnante di Musica, a parte i vari aspetti tecnici, ti sei mai chiesto che cosa sia, in realtà, la Musica e a cosa serva realmente?”.

“Quando avevo la tua età, non ancora ventenne, oltre a studiare al Conservatorio, come sai, suonavo musica pop in un gruppo di amici, proprio come te oggi; assieme a loro sognavo di diventare una pop star e di esibirmi sui più grandi palcoscenici del mondo; non sognavo certo d’insegnare in una scuola media! Sì, la domanda me la feci più volte”.

“Perché ti fermi? Quali risposte ti sei dato, quindi?”.

“Beh, io credo che la musica abbia, principalmente, la funzione di farci stare bene. Credo che, quando l’uomo non era ancora evoluto, forse le madri, nell’intento di far cessare di piangere i figli neonati, iniziarono a dondolarli emettendo nenie che arrecassero conforto al nascituro, come ancora oggi si usa. In società, la prima pulsione che abbia spinto l’uomo a fare musica, credo sia stata il piacere di ballare, di muoversi ritmicamente, a scansioni costanti nel tempo, anche suoni gutturali su basi ritmiche semplici, in modo da comporre basi su cui ballare, sia per se stesso, sia per altri umani della sua stessa famiglia o clan. Quindi si passò a cantare: dapprima alternandosi ad altre persone, che rispondevano al solista; poi si passò a creare cori e controcanti rispetto alla linea melodica di base; nacquero così le prime armonie della Storia dell’uomo, gli accordi primordiali. Col passare del tempo, gli esseri umani operarono una vera e propria evoluzione su base melodica, ritmica e armonica. Ma sulla funzione archetipica di comunicare gioia, in qualche modo, con impulsi ritmici costanti, o compulsivi, ma che comunque recassero piacere, personalmente credo non possano esservi dubbi”.

“Quindi la musica ha una propria natura benefica a livello emozionale, dunque anche un effetto aggregante. Secondo te, pa’, si è conservato questo scopo nella musica contemporanea?”.

“Sicuramente sì nella maggior parte dei casi; però, a volte, la Musica può anche avere la funzione di comunicare idee, concetti, sentimenti di dolore. Nel tempo, è diventata potente mezzo di trasmissione, in particolare nella nostra epoca, caratterizzata da massive attività mediatiche. Non sempre viene conservata la funzione di arrecare gioia, proprio perché i messaggi che si trasmettono possono non essere messaggi positivi, ma si può anche arrivare a far conoscere disagi sociali e altro, con la Musica. C’è un motivo preciso per cui mi fai queste domande, Carlo?”.

“Sì c’è un motivo: come sai, suono in un gruppo rock, ma gli amici della band sembrano volersi orientare verso altri generi: pop, hip hop e cose simili”.

“E a te questi generi non piacciono?”.

“Preferisco di gran lunga suonare rock!”.

“Ok, ma fammi capire meglio: cosa provi di diverso, quando suoni rock rispetto a quando suoni pop o hip hop?”.

“Quando suono rock mi realizzo! Mi esprimo decisamente meglio; ecco, sai cosa, pa’?”.

“Dai, parliamone!”.

“Non so, saranno le scale pentatoniche e gli accordi di quarta e quinta che rendono più grintoso il pezzo… è come se mi sentissi più forte, quasi invincibile, quando eseguo un assolo rock alla chitarra!”.

“E con il pop e l’hip hop, invece, che succede?”.

“Beh, il pop italiano è melodico: a volte solare, altre melodrammatico, ma tutto impostato su linee melodiche semplici e noiose, per i miei gusti”.

“Ah ah ah, non farti sentire dalla tua ragazza, che ha idoli pop molto definiti, in quella direzione!”.

“Eh, infatti Sonia m’incoraggia a restare nel gruppo e suonare quello che propongono, ma io non ne sono sicuro”.

“Beh, io credo che tu debba suonare quello che realmente senti tuo, non quello che sentono gli altri…”.

“Sì, lo so, pa’, in teoria è così anche per il resto del gruppo, ma loro dicono che, sterzare verso ciò che vende, s’impone, altrimenti i nostri sogni sono destinati a rimanere irrealizzati”.

“Quindi il problema riguarda solo la commerciabilità del genere; immagino che avrai già parlato, con gli amici del gruppo, sulle tue esigenze stilistiche…”.

“Sì, lo so, ne abbiamo già discusso a lungo, ma loro, ormai, hanno deciso: vogliono cambiare genere, e io ora mi sento un po’ in crisi, perché non sono d’accordo con loro, ma…”.

“Ma cosa? Hai già preso contatti con altri gruppi?”.

“No, sinora no, ma ci sto pensando; anche se Sonia… beh, ammetto che un po’ mi frena, il suo parere”.

“E quali motivazioni avrebbe Sonia? Le stesse del gruppo o c’è altro?”.

“Le stesse identiche: dice che il rock non va, che esistono solo pochi autori rock famosi, in Italia, e le probabilità di far successo sono praticamente nulle; il mercato italiano promuove musica italiana, quindi è normale che anche noi dobbiamo dare maggior peso al pop italiano o all’hip hop, perché generi che vanno di più”.

“Capisco. Quindi tu sei indeciso se dare retta a te stesso oppure ai tuoi amici e alla tua ragazza, è così?”.

“Proprio così, ma non oso chiederti un parere perché so già che risponderesti come i miei amici, visto che alla mia età anche a te piaceva il pop; mi limito solo a chiederti quale sia la reale funzione della musica, secondo te. Poi la scelta finale, sul da farsi, so bene che spetta a me!”.

“Ho capito; dell’hip hop che mi dici, invece? Parlamente un po’”.

“No, l’hip hop non è proprio il mio mondo! Certo, alcuni testi mi piacciono, ma non riesco a concepire una musica così elettronica e da computer parlanti… e poi ballare a quel modo, a scatti, come scimmioni o burattini elettrici!”.

“Ah ah ah, ma guarda che strano: si direbbe che hai gusti piuttosto datati, musicalmente parlando!”.

“A me piace la buona musica, pa’, mi piacciono i gruppi rock del passato quanto i metal di oggi, magari non i più trash, i più estremi, ma anche il pop-metal, ad esempio, è interessante e potrebbe anche occupare una bella fetta del mercato italiano, se si riuscisse a imboccare la strada giusta; ma gli altri del gruppo dicono che ci vorrebbe una fortuna che nessuno ha mai avuto qui in Italia; dovremmo emigrare all’estero e, quantomeno loro, non se la sentono e forse nemmeno io: è questo che mi manda in crisi!”.

“All’estero? Non è facile, ti capisco ragazzo. Però sai, il concetto di ‘buona musica’ è relativo; a me, ad esempio, piace la classica, il jazz, la fusion, il prog, anche il rock: ho gusti a 360 gradi, ma piuttosto classici, rispetto ai vostri; così come per la maggior parte degli Italiani, la buona musica è diversa sia dalla tua, sia dalla mia. Ma tornando al tuo problema, secondo me non è difficile adeguarsi alla musica pop: dopotutto si tratta solo di introdurre qualche modifica, non di stravolgere totalmente i vostri pezzi! La Musica è anche evasione, per chi ascolta, Carlo! Qualche aneddoto che mi riguarda: quando conobbi la mamma, andammo in auto al ristorante, al primo incontro, e misi come sottofondo un brano romantico di Whitney Houston, che mi piaceva. Beh, vidi la mamma chiudere gli occhi e gustarselo come stesse volando tra le nuvole, rapita da un gabbiano sull’oceano… Tu credi che sia l’unica persona al mondo a provare queste sensazioni, ascoltando musica romantica e di atmosfera?”.

“Beh, certo capisco…”.

“Meno male! Con un’orchestra o una tastiera elettronica o un semplice computer, al giorno d’oggi puoi creare un sogno, una favola da donare al pubblico che ascolta; e questo non lo trovi fantastico? In tante canzoni potrai comunque trovare il modo di eseguire un assolo con il tuo stile rock! E poi, quante ballate rock hanno fatto piangere il mondo intero! Quanto sentimento e amore c’è anche nel rock! Si tratta solo di trovare un modo per far confluire i generi che piacciono ai singoli elementi del gruppo, sviluppando qualcosa che possa piacere anche al pubblico: ognuno deve trovare il modo per potersi esprimere, nel vostro gruppo…”.

“Ok pa’, però io non ce la faccio a suonare musica che non è nelle mie corde; e la mia domanda era ben diversa, se ricordi bene!”.

“Certo. Dopotutto, se hai una sensibilità che non si evolve in maniera simile a quella dei tuoi amici, non resta che prendere una decisione solo tua… Io te l’ho detto cosa farei: l’empatia si ottiene suonando ciò che piace sia a noi, sia a chi ascolta e ha i gusti simili ai nostri”.

“Oh my God! Siamo punto a capo, pa’!”.

“Ma no, Carlo: come dicevo prima, la cosa essenziale è che il musicista si realizzi suonando! Che poi ti ascoltino mille persone, un milione o solo in quattro, sul piano artistico non cambia nulla! Perché l’artista si realizza suonando ciò che egli sente in quel momento; e poi, volendo rimanere coi piedi per terra, tu stai anche per diplomarti come geometra, non si vive per forza solo di musica, si può anche vivere di musica senza che sia l’occupazione principale, a volte bisogna accontentarsi, figlio mio: non sempre si riesce a realizzare tutto ciò che desideriamo nella vita… Anzi, spesso avviene proprio il contrario, sai quanti musicisti, al mondo, suonano per hobby? Se per caso capiterà anche a te, non sarai certo il primo né l’ultimo. Nel caso, non prenderla come una sconfitta o un fallimento, c’è di peggio nella vita! Però adesso è ancora presto per darsi per vinti”.

“Questo è sicuro!”.

“E allora! Vieni qui e dammi il cinque, ti va di mangiare qualcosa in pizzeria assieme a me, stasera? O sei già impegnato con Sonia?”.

“Ti ringrazio, pa’, sei molto gentile, ma devo vedermi con gli amici del gruppo…”.

“Che sono gli stessi che ti mandano in crisi perché vedono la cosa sotto un aspetto che non ti piace; sei sicuro di volerli incontrare davvero, stasera?”.

“Beh, così sicuro non lo sono, in effetti…”.

“E allora andiamo: preparati e facciamo un salto dove vuoi tu!”.

“Okkay… Grazie pa’!”.

“Bene. Finalmente ti è tornato il sorriso!”.

Qualche ora più tardi, nella sala di un pub con musica dal vivo.

“Com’è il tuo crostone vegano, pa’? Il mio panino con carne alla brace è uno spettacolo!”.

“Molto appetitoso, Carlo, ci sanno fare gli chef, in questo locale. Sai che ho l’impressione che la cantante del gruppo, beh sì questa rapper incallita, ti abbia messo gli occhi addoso? Mi viene da sorridere, pensando a quanto poco ti piaccia il rap! Ma d’altra parte al cuore non si comanda…”.

“Ah, davvero? Bella ragazza… non mi ero accorto”.

“Ah ah ah, come volevasi dimostrare! Perché non chiedi a lei cosa pensa del ruolo della musica? E’ sicuramente più al passo coi tempi del sottoscritto, quantomeno per una questione anagrafica”.

“Dai, pa’, non buttarti giù per l’età, mica sei decrepito! Certo, a me piace una musica più dinamica, ma quello che mi hai detto stasera può servirmi: è una fotografia disincantata di come funziona la musica nel mondo globale, al di là dell’uso delle tredicesime, del contrappunto e via cantando, di cui sono ricchi i tuoi ascolti e quello che di solito suoni alla tastiera!”.

“Hai visto, Carlo? Finito il pezzo, pausa dei musicisti, subito la ‘rapper’ ti viene a cercare, che ti dicevo? Se la montagna non va da Maometto…”.

Gwenda: Buona sera signori, come va a questo tavolo? Mi presento, sono Gwenda, rapper per passione e per missione.

Padre: Oh, che bella cosa, una missionaria che ‘rappa’ direttamente al nostro tavolo!

Gwenda: Che dice questo giurassico?

Carlo: Ciao Gwenda, piacere Carlo. Non far caso, è mio padre, stasera sono un po’ pensieroso e lui, impietosito, mi ha offerto una cena a base di musica. Complimenti per la tua ‘missione-passione’, siete molto bravi!

Gwenda: Grazie Carlo, gentilissimo. Posso assaggiare la tua birra, solo un piccolo sorso?

Carlo: Tranquilla, fai pure. Sono anch’io musicista, rock però: suono la chitarra. Senti, già che sei qui, posso farti una domanda professionale?

Gwenda: Ah, siamo colleghi allora! Ma tu devi essere più professionista di me; non so se sarò all’altezza di rispondere…

Carlo: Professionista non lo sono ancora, più che altro spero di diventarlo in futuro. Senti, secondo te qual è il ruolo della musica, al giorno d’oggi?

Gwenda: Ah però, domandina da nulla! Vuoi farmi lavorare anche nella mezzora di pausa?

Carlo: Ah ah ah, ma no, rispondi senza pensarci, la prima cosa che ti viene in mente, senza problemi!

Gwenda: Ah, ok. Beh, come ti ho detto, per me la musica è una missione, oltre che una passione, e anche un’occasione per parlare dei problemi quotidiani, delle ferite sociali del nostro tempo, dei quartieri dove viviamo, proponendo ciò che serva di positivo per riuscire a vivere in questo mare-marasma che ostacola la nostra vita… Buona questa birra!

Padre: Cameriere, scusi, ci porta un’altra birra? La stessa che sta bevendo mio figlio!

Gwenda: Simpatico tuo padre! Grazie, vecchio, ti stimo! Cameriere, non la metta in conto ai signori, noi della band abbiamo la consumazione gratis!

Carlo: Anche mio padre è musicista sai? Insegna a scuola, lui sì è un professionista, l’armonia e la Storia della Musica non hanno segreti per lui!

Gwenda: Hai capito, sei anche figlio d’arte! Beh ma chiedi a lui, allora, può fornirti un parere più interessante del mio!

Carlo: Già fatto. Ma ora m’interessa il Tuo parere, quello della cantante missionaria!

Gwenda: Ah… capisco. Ora i miei colleghi sono tornati sul palco, ma sai che faccio? Ti dedico il prossimo pezzo: il testo è mio, un rap un po’ arrabbiato!

DJ Band: Allora, Gwenda, ci diamo una mossa? Puoi parlare anche dopo, scusate signori, ma lo show deve andare avanti!

Gwenda: Un attimo, sto arrivando! Riprendiamo con “Antefatto”!

DJ Band: Ok… forza raga: “Antefatto”!

“Uomo potente,

credi di avere tutto

oggi come in futuro:

ma non hai niente!

Credi di possedere il potere,

qui sulla Terra,

di erigere grattacieli

sempre più alti,

montagne d’oro e di denaro

sempre più grandi;

però senti il tuo animo:

è sofferente!

Sino quando a calmarti

non riuscirai

sempre in quello stato

tu rimarrai!

Con un sinistro corvo

che dietro non aspetta

che prendere il comando!

Uomo del business,

credi di avere il mondo

fra le tue mani:

però esiste una cosa

che mai avrai

sino quando tranquillo,

non diverrai:

non hai la Musica! No!

Non hai la Musica!

E mai l’avrai

se cicatrici agli altri

TU dispenserai!

Sei solo un gran ribelle

ma bellicoso!

E dentro quel tuo petto

non hai che odio!

Sei ladro di denaro:

ma cosa credi

che cosa vuoi portare

nell’aldilà

la tua anima dannata

da tutta l’umanità?

Apri il tuo cuore al mondo

canta con me!

Guarda, c’è il sole intorno

é dentro di te,

se senti ciò che vedi

se ascolti ciò che senti

diventerai felice

senza vincenti,

senza perdenti:

senza vincenti e

senza perdenti!

Carlo: Grandi! Mitica Gwenda!

Gwenda: Grazie, grazie a tutti!

Padre: Davvero forti! Però, Carlo, sai che ti dico, mi sento un po’ alieno a queste situazioni, quindi, pensavo, se per te non è un problema…

Carlo: Ho capito, pa’, per me tutto ok, qui sto bene: se vuoi andare, nessun problema!

Padre: Bene, sono felice, a domani allora! E se ti va di parlare ancora sulla musica e sul tuo gruppo, sono a disposizione in ogni momento!

Carlo: Grazie pa’, davvero, a domani!

Mezzora dopo, finito il concerto…

Carlo: Complimenti, Gwenda, siete veramente forti, e tu sei una bomba pura! Quanto comunichi, mentre rappi! E come ti muovi bene… sei sexy da morire!

Gwenda: Wow, grazie! Quanti complimenti, sei dolcissimo! Ma… tuo padre è andato via?

Carlo: Sì, perché? Non mi dire che sei interessata a mio padre… beh, in effetti non posso darti torto, è un uomo interessante, con molta esperienza… se vuoi qualche informazione, è anche separato…

Gwenda: Ma dai, non essere ridicolo, vuoi scherzare?

Carlo: Oh, beh, non saresti né la prima, né l’ultima ragazza al mondo, interessata a un uomo maturo, affascinante, discreto ed esperto, e poi… è anche un buon partito, è professore di musica…

Gwenda: Ma insomma, hai finito… com’è che ti chiami più?

Carlo: Mi chiamo Carlo, ecco vedi? Ti sei già dimenticata il mio nome, è normale che non sei interessata a me, non devi fartene una colpa, che c’è di male, ad affrontare la verità? Non crederai mica che io ci resti male? Io suono, come te, non ho problemi di donne, e poi, sì, insomma, sono anche già impegnato, quindi…

Gwenda: Ah sì? Sei già impegnato? Oh, che peccato… speravo non lo fossi!

Carlo: Davvero, dici sul serio?

Gwenda: Sì, certo, sei un ragazzo interessante, carino, dolce…

Carlo: Ma se non mi conosci nemmeno!

Gwenda: Oh, ma per favore, Carlo! Ormai ti conosco il tanto che basta per averti inquadrato: io le sento le cose… beh, voi maschi non avete il nostro intuito di donne, non c’è da stupirsi! Va beh… che peccato: chissà perché, pensavo tu fossi libero… sarà per un’altra volta!

Carlo: Sai Gwenda che, proprio stasera, parlavo della mia ragazza con mio padre? Ho qualche problema, con lei, negli ultimi tempi. Io devo suonare quello che mi piace, non quello che piace a lei… Scusa Gwenda, sto pensando a voce alta, non volevo coinvolgerti nei miei problemi!

Gwenda: Oh, ma dai, figurati… se ti va ci beviamo un’altra birra e ne parliamo, se può servirti.

Carlo: Ma lo sai che ci conosciamo da pochissimo tempo, e mi sembra già di conoscerti da una vita?

Gwenda: Oddio… davvero anche a te sta capitando la stessa cosa che capita a me nei tuoi confronti? Non me lo dire…

Carlo: Oh caspita… eh sì, mi sta succedendo proprio la stessa cosa… e sento che non posso fare a meno di… di…

I due ragazzi, colti da un irresistibile desiderio incontrollato, lanciano ora le rispettive labbra verso quelle della persona che hanno di fronte e verso la quale si sentono attratti come non era mai successo loro, prima. Il tempo si è letteralmente fermato e una tempesta sinfonica li avvolge: accerchiando i loro sensi, li trasporta in un ancestrale turbinio di sensazioni empatiche e ormonali. Il vento che avvertono ha il potere di spingerli oltre le loro stesse intenzioni; quindi, trasportati da una fantasia infinita, i loro desideri e reticenze si dissolvono, offuscando il loro autocontrollo.

Quando decidono, finalmente, di staccare le labbra da quelle della persona che hanno accanto, si accorgono che la sensazione di essere stati colti da un bacio senza tempo è quanto di più reale, sebbene inusuale, fosse loro capitato in quel momento d’intensa eternità.

Gwenda: Carlo, sei la cosa più bella che mi sia capitata in vita… lo so, te l’ho detto tante volte, ma ogni volta sento sempre il desiderio di ricordartelo, come se fosse la prima volta!

Carlo: Sì, mi fai sorridere, perché è la stessa cosa anche per me! Sei il mio faro, la mia luce, sei la rugiada del mattino che mi coglie all’improvviso, senza che me ne accorga nemmeno… Ricordi, Gwenda, sei anni fa, quando ci siamo conosciuti?

Gwenda: E me lo domandi? Ricordo come fosse ora: tuo padre mi offrì una birra, e poi, durante la serata, si defilò mentre cantavo, lasciandoti solo al tavolo. Quando ti vidi da solo, guardarmi mentre mi ascoltavi cantare, capii subito che quella sarebbe stata una serata speciale, per noi.

Carlo: Davvero? Lo capisti già da lì?

Gwenda: Eccome! Tu lo avevi scritto in volto, e io lo sentivo dentro di me… alla pancia, alla gola, ai muscoli superiori del seno, lo sentivo nella testa… che sembrava scoppiare di sensazioni fortissime… devo essermi dimenticata più volte i testi dei pezzi, quella sera, ah ah ah!

Carlo: Davvero? Non sembrava affatto, non ricordo alcun intoppo o pausa che facesse pensare a una dimenticanza del testo.

Gwenda: Beh, è chiaro, sai, un po’ di mestiere, un po’ di protagonismo, un po’ di voglia di non sfigurare proprio quella sera… insomma, cambiai i testi al momento, per noi rapper è così facile! Il pubblico, se non conosce già il brano, non può assolutamente accorgersene!

Carlo: Gwenda, vieni qui…

Gwenda: Sono già qui, non vedi?

Il loro Bacio riprese il vortice interrotto: varcando i confini delle percezioni umane, spostò i due amanti in una situazione del tutto fantastica, forse mai provata da alcuna coppia di esseri umani. Si ritrovarono a viaggiare per il cosmo, in uno stato estatico che sfiorava, pur senza raggiungerla, l’eternità. Ilare e giocoso come il sorriso di un bimbo, quel bacio li stava, ora, trasfigurando, dato che da un pezzo avevano ormai perso il loro corpo. Le loro anime si erano unite, e una forma di unica coscienza era impegnata in un viaggio astrale, oltre le soglie del cosmo.

Sensazioni empatiche, di tanto in tanto, restituivano il desiderio della memoria del Bacio; e allora i due si rivedevano, da lontano, sulla terra baciarsi come due innamorati al loro primo incontro. E tornavano a riviverle, quelle sensazioni, rimaterializzandosi esseri umani, riavvinghiandosi l’uno sulle labbra dell’altra, rivivendo lo stesso Bacio che li fece conoscere, quella lontana sera in cui il padre di Carlo offrì da bere ai due ragazzi.

Ma la loro coscienza metafisica ebbe, al fine, la meglio, e ancora risalirono la sensazione di oltrepassare l’immensità del Cosmo, sino a dissolvere la loro Coscienza comune in quell’immenso oceano di Pace Neutrale, dove è assente ogni forma di desiderio, gioia, dolore, piacere.

Il Tutto e l’Uno si ritrovarono, attraverso il nulla del mondo materico, solo per un attimo, immenso come l’Eternità; prima di svanire, dissolto l’attimo, alle soglie di una trascendente esistenza possibile.

2 commenti su “Musica sul mondo

  1. E questo sarebbe un racconto?? Non ci sono parole.. Davvero non ce ne sono… Vorrei indietro i tre minuti che ho perso a leggerlo (saltando delle parti perché i dialoghi infiniti davvero non si possono leggere)… Comunque ricorda un po’ un racconto del quarto posto come stile.

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  2. Oh, my God! Datemi il cinque, per favore! Qualcuno mi offra una birra, solo un piccolo sorso! Il mio animo è sofferente, non ha la musica! In cambio vi lancio le mie labbra, Signori e Signore della giuria, per un bacio senza tempo! E così alla fine il Tutto e l’Uno si ritroveranno, attraverso il nulla del mondo materico!!!
    Un racconto banale e pretenzioso (chiamiamolo racconto, ma è solo un dialogo da quattro soldi, in un pub da due, fra tre personaggi che non ne valgono uno). Un po’ di serietà, raga!

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