Il mondo è Mers

E siamo giunti con la pubblicazione alle “piazze d’onore”. Come sempre incominciamo dalla Sezione Saggio con “Il mondo è MERS” di Simona Bassi, classificatosi al secondo posto.

IL MONDO E’ MERS di Simona Bassi


Il disturbo depressivo descritto come “notte oscura dell’anima”, una crisi spirituale che ha portato molti intellettuali (fra cui santi) a cercare e dare un senso alla vita, è stato descritto e poi classificato più volte, in modo spigoloso (come fanno i medici occidentali), come un disturbo che porta alla perdita di interessi e al piacere di fare, con le energie che vengono meno e i pensieri che diventano negativi. Con il disturbo depressivo, si guarda alla vita come a un fallimento (un susseguirsi di perdite). Il depresso, non riesce più a lavorare e a studiare, non mantiene le relazioni sociali e si sente impotente anche nella sfera sessuale. La Medicina ne dà una eziologia organica che porta a una scarsa qualità della vita e quindi a un forte rischio di suicidio, che viene letto come autolesionismo. Dal punto di vista Psicologico si potrebbe affermare che il disturbo depressivo subentra dopo un trauma psicologico (uno stress di gravità estrema) nel corso della vita dell’individuo, che può avere un’origine endogena (per esempio appunto il presagio della nostra morte per infezione da CoronaVirus) oppure esogeno (un evento critico che ci colpisce dall’esterno: un abuso, una violenza o la morte di un caro per esempio per COVID). Dal punto di vista Sociologico l’eziologia andrebbe ricercata non in qualcosa di organico, quindi endogeno, come ha dimostrato la medicina occidentale di genetico e quindi anamnestico, ma come qualcosa di esogeno, che ha indotto lo scatenarsi di qualcos’altro di endogeno e quindi legato a questi neurotrasmettitori che produrrebbero pensieri altri rispetto a quelli comunemente accettati: i pensieri indipendenti di un adolescente, piuttosto che i pensieri di discernimento di un adulto, rispetto alla vita e al tutto. L’individuo depresso sente il peso della vita e tutto il dolore del vivere e riflettendo su ciò, si sente senza speranza, senza risorse, impotente di fronte a tutto e quindi man mano è portato a cercare l’isolamento. La depressione può riguardare la percezione della realtà e il medico occidentale sempre in modo rigido e spigoloso, classifica il depresso anche come psicotico. Ora che tutti, ma proprio tutti siamo dentro a questa pandemia globale, in questo mondo che ha voluto globalizzare anche il virus più antico del mondo, per farlo conoscere a tutti quanti, si richiede a tutti di “fare il depresso”: isolamento, distanziamento, inattività motoria e affettiva, ecc…. “siam diventati tutti depressi!!!” Finalmente è la rivincita dei migliori, di quelli che l’han sempre detto che il “mondo è MERS”…e che poi sono stati classificati in medicina ed etichettati in sociologia. La depressione descritta come vortice ovvero la percezione del paziente di sentirsi dentro a una spirale verso il basso, diventa un vortice che è comune a tutti noi, che in fase 1 e poi ancora, abbiamo avuto una qualche perdita e quindi un trauma. La visione del mondo pessimistica del depresso viene accademicamente giudicata in base a protocolli standardizzati e poi smantellata per falsificarla da chi lo cura e da chi gli sta attorno. Un contesto sociale in fase 1 di emergenza sanitaria globale da CoronaVirus rende giustizia a questa grande D: il depresso.

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