Il gusto della vita

La VJ Edizioni è lieta di annunciare la pubblicazione della silloge di poesie “Il gusto della vita” di Erminio Giavini.

Il libro viene pubblicato come premio per il terzo posto al Premio Clepsamia 2020 – sezione poesia – dell’autore con la poesia “Mario“.

Ce lo sentiamo tutti qua, come un’angoscia nella gola, il gusto della vita, che non si soddisfa mai, perché la vita è così sempre ingorda di se stessa che non si lascia assaporare.”

In queste parole (tratte da L’uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello) c’è tutto il filo conduttore delle liriche contenute in questa raccolta.

Erminio Giavini (1946) è stato professore ordinario di Anatomia Comparata e Biologia dello Sviluppo presso l’Università degli Studi di Milano e Direttore del Dipartimento di Biologia della stessa Università. Ha svolto una intensa attività di ricerca nell’ambito della patologia dello sviluppo embrionale documentata da più di cento articoli scientifici pubblicati su riviste specializzate ed è autore dei seguenti libri:

  • Embriologia Comparata dei Vertebrati. EdiSes, 1989
  • Figli di Satana. Mostri umani tra realtà e leggenda. Costa & Nolan, 2004
  • Manuale di Anatomia Comparata. EdiSes, 2010 (coautore E. Menegola)
  • Come si sviluppa un pulcino? Storia dell’embriologia dai filosofi greci ai giorni nostri. Altravista Ed., 2016
  • Con un capello biondo si può vincere il premio Nobel. Gilgamesh edizioni, 2017.
  • La Biologia in versi. Calibano editore, 2020.

E’ possibile acquistare il volume al prezzo promozionale di euro 6,00 (anziché 8 euro di copertina) e ricevere senza spese di spedizione il volume all’indirizzo indicato CLICCANDO QUI.

Favolando

La VJ Edizioni è lieta di annunciare la prossima pubblicazione del libro di fiabe “Favolando” di Pippo Bufardeci con la copertina illustrata da Nilde Russo.

E’ possibile prenotare sin d’ora il volume al prezzo promozionale di 7 euro (anziché 9 euro di prezzo di copertina) e senza spese di spedizione CLICCANDO QUI.

Le favole scritte di Pippo Bufardeci hanno come potenziali lettori gli adolescenti che hanno iniziato un percorso cognitivo di conoscenza che, pur non abbandonando la fervida fantasia nei fatti e nei personaggi, possono riflettere sulla comprensione dei territori e sui messaggi che le favole cercano di evidenziare.
Favole quindi con le loro fantasie e con le loro azioni fantastiche, ma anche religiosità, rispetto della natura e dell’ambiente, amore verso gli altri, solidarietà.
Pippo Bufardeci, già scrittore di racconti e di saggi, presenta una scrittura scorrevole, essenziale, di facile apprendimento secondo lo stile che ha caratterizzato e reso di facile lettura i le sue precedenti pubblicazioni. Nato a Pachino nel 1947, vive e opera a Siracusa.
Si è sempre occupato di attività politica, istituzionale e sociale. Ha svolta numerosa attività pubblicistica in giornali e riviste. locali, regionali e nazionali.
Pubblicazioni:

  • Se la memoria si fa storia, umori, personaggi e tradizioni del paese di ieri (2010)
  • Basalatu, parole e modi di dire del parlare dialettale (2012)
  • Airport Pachino, la storia dimenticata di un regio campo di aviazione (2010)
  • I sistemi elettorali strumento di democrazia (2014)
  • Guida turistica di Pachino, Marzamemi e Portopalo di CP. (dal 2015)
  • La donna dello sbarcadero ed altri racconti (2015)
  • Nuove canzoni dialettali “Cantiamo Siciliano” (2016)
  • Gabbiani a Capopassero” romanzo quasi storico (2018)

Ha vinto numerosi premi letterari e riconoscimenti con racconti e poesie sia a livello regionale che nazionale.

Mio zio il Professor Protone

La VJ Edizioni è lieta di annunciare la prossima pubblicazione del libro per ragazzi Mio zio il Professor Protone di Fabio Filippi.

Fabio Filippi ha una laurea in astronomia e una laurea in fisica. Insegna presso il Liceo Scientifico di Rimini e per anni ha collaborato in progetti didattici con l’Università degli Studi di Bologna.

Mio zio il Professor Protone è una raccolta di 4 racconti che si sviluppano attorno al tema della scienza e della tecnologia. I protagonisti sono tre amici Andrea, Martina e Marco e lo zio di Andrea, il professor Protone. I bambini frequentano la 5^ elementare.

Nel primo racconto (Mio zio il professor Protone) Andrea, Martina e Marco si trovano in un luogo fantastico in cui alcuni animali gestiscono attrazioni per il pubblico. Le attrazioni si basano su fenomeni fisici particolari e di fisica moderna. Nel secondo racconto (La prova del nove) il maestro Monge è alle prese con quella che, secondo lui, è la prova definitiva per verificare che le operazioni aritmetiche sono corrette. Nel terzo racconto (La guerra dei muchi) gli amici sono alle prese con un telecomando che fa sparire le persone secondo uno schema numerico. Nel quarto racconto (Ieri andrà meglio), invece, pasticciando con un dispositivo del professor Protone, finiscono in un vortice temporale e catturati dalla polizia temporale. Grazie a questo evento possono aggiustare un evento del passato.

Il libro, come di consuetudine, viene offerto in promozione a soli 10,00 euro (anziché 14 euro del prezzo di copertina), senza spese di spedizione. Per prenotarlo CLICCARE QUI.

Grammi di vero

La VJ Edizioni è lieta di annunciare la pubblicazione della silloge di poesie Grammi di vero di Luisa Di Francesco.

Il libro è offerto in promozione a soli 7,00 euro (anziché 9 euro del prezzo di copertina), senza spese di spedizione. Per acquistarlo CLICCARE QUI.

La silloge poetica è composta da cinquanta testi inediti ed è ordinata in due sottosezioni, la prima denominata “Grammi di vero: vita, ombre, sogni”, la seconda: “Grammi di vero: amore e poesia”. La ripartizione nasce dall’esigenza di presentare, in modo non casuale e confuso, i testi poetici seguendo un iter tematico che, partendo dai grammi di verità riferibili a emozioni, situazioni, vissuti personali o altrui, si allarga ad argomenti più generali come l’amore e la poesia e, nell’ultima parte, anche ad alcuni testi “dedicati”.

Il titolo rimanda all’omonima poesia contenuta nella silloge (1^ Sezione) e riflette la convinzione che ogni aspetto dell’esistere rappresenti, per chi scrive o legge, un frammento di verità che abbraccia aspetti e situazioni diverse della vita fatte di dolore, mancanze, amarezze, speranze, illusioni, sogni ma anche di amore e fiducia.

“Ogni grammo di vero” si unisce all’altro in una caleidoscopica unità.

Luisa Di Francesco ha compiuto gli studi superiori nella città di origine, laureandosi, nel marzo del 1983, presso l’Università Agli Studi di Bari, in Pedagogia-Facoltà di Magistero con 110 e lode. È docente dal 1983 e attualmente insegna Materie letterarie presso l’Istituto Professionale “Liside” di Taranto. Ha manifestato, sin da piccola, uno spiccato interesse per la lettura: dai testi di narrativa per ragazzi ai grandi Autori del panorama letterario italiano ed europeo dell’Ottocento e Novecento. Amante della letteratura, della poesia e dell’arte in tutte le sue forme, scrive racconti e testi poetici affidando al “segno” i moti del suo animo.

Ha partecipato a diverse iniziative e concorsi letterari ricevendo premiazioni, targhe e riconoscimenti per i lavori presentati.

Vincitrice Premio “Le parole di Lavinia ed. 2020” per la sezione Narrativa edita per il racconto “E’ normale” pubblicato nell’Antologia speciale del “Premio Clepsamia 2020” dalla VJ Edizioni-Milano.

Vincitrice Premio Montefiore 2020 per la Sezione Silloge poetica inedita con la raccolta intitolata: “Il vaso di Pandora”.

Vincitrice del Premio Alfiere d’Arte e di Poesia 2020, indetto dall’Accademia dei Bronzi di Catanzaro per la raccolta “L’equilibrista”.

Vincitrice del premio di Narrativa e poesia “Ignazio di Napoli” per la sezione Narrativa, con il racconto intitolato: “Fiori veri.

Selezionata per la pubblicazione nei Contest letterari “Abbi cura di me” e “La sicurezza è essere amati”, promossi dalla Scuola di Editoria” – edizione 2020 con due racconti.

Selezione ed inclusione nella raccolta “Poesia di strada”- 2020 della Idrovolante Edizioni.

Finalista con inclusione nell’Antologia speciale Covid-19 – Premio Letterario Clepsamia 2020 con il racconto: “È normale”.

Finalista con Menzione d’onore del Concorso di Poesie Maria Virginia Fabroni- IV edizione 2020 promosso dal Comune di Tredozio (FC) con la poesia “Ci sarà un altro autunno?”

Finalista del Concorso “MIEDO”-2020 promosso dalla casa editrice L’Argo Libro di Agropoli (SA) per la poesia intitolata: ”Io e te” e inclusione nell’Antologia dedicata.

Finalista del Premio Sharing Breat 2020, promosso dal Comune di Forlì con il testo: “Respira un sospiro” con inclusione e pubblicazione nell’Antologia collettanea dedicata.

Finalista del XV Concorso internazionale di poesia “Dedicato a … Giornata mondiale della Poesia”, promosso da Aletti Editore per il testo :“Ai bimbi di Taranto”; Menzione di merito all’XI Concorso Internazionale di Poesia inedita “Parole in fuga” 2020- presidenti di giuria Giuseppe Aletti e Alessandro Quasimodo- per il testo poetico: ”Torneranno i prati”; Menzione di merito al Premio Internazionale “La panchina dei versi”-2020 –Presidenti di giuria: G. Aletti, H. Haidar, P. Ercole- con la poesia: “Ti ho dato la chiave”; Finalista Concorso “Il Federiciano ed. 2020” con la poesia: “Ciò che abbiamo” (premio in corso)

Finalista del Premio “Voci poetiche per Alda” XI^ edizione 2020, promosso dall’Accademia dei Bronzi di Catanzaro (attualmente in corso);

Inclusione della poesia “I sogni” nel volume Pagine di Arte e Poesia, indetto dall’Accademia dei Bronzi-Catanzaro 2020.

Targa di merito con attestato e inclusione nell’Antologia “Buongiorno Alda” –VIII edizione Premio “Alda Merini”, Accademia dei Bronzi -2019 con la poesia: “Spigolo nero”.

Pubblicazione nella collana LOGOS 2020 Dantebus Edizioni-Roma in formato cartaceo ed e-book di 12 testi poetici.

Una decisione dolorosa, ma necessaria

Viviamo da otto mesi una situazione grave e preoccupante che ha portato disagi e difficoltà, povertà e morte a tutti o a molti, troppi. L’emergenza coronavirus – lungi dall’attenuarsi – ha riproposto prepotentemente la debolezza dell’Uomo di fronte all’imprevisto ed imponderabile.

La scelta che ci si pone davanti è sempre la stessa: rischiare e resistere oppure mantenere una linea prudente e responsabile. Dipendesse solo da noi e per noi la prima sarebbe la strada maestra: amiamo troppo la cultura e questo lavoro-missione per fermarci di fronte agli ostacoli. Ma quando gli ostacoli rischiano di travolgere gli altri allora è giusto riflettere.

Già il 22 febbraio scorso decidemmo in autonomia di sospendere la premiazione del Premio Clepsamia 2019 prevista per sabato 29 febbraio. Il giorno dopo il Governo vietò lo svolgimento di tutte le attività con assembramenti, ivi comprese le manifestazioni culturali come la nostra. Era l’inizio del lockdown. A metà marzo era prevista la nostra partecipazione al Buk Festival di Modena, fiera di settore dapprima spostata a maggio e poi ad ottobre, il prossimo week-end 17 e 18.

Come a febbraio prendemmo quella decisione pur avendo prenotato la sala ed organizzato tutto, anche oggi abbiamo deciso che non saremo a Modena ed il nostro stand non ci sarà. Ed anche oggi andiamo incontro ad un danno economico, ma non importa. Sappiamo che sarebbe stata una manifestazione bellissima: dalle adesioni ricevute ci sarebbe stata l’occasione per molti autori VJ di conoscersi personalmente e realizzare una grande manifestazione culturale. Questo è l’aspetto che più ci rammarica. Ma d’altra parte pensiamo a come non sia responsabile mettersi in viaggio, far mettere in viaggio molte altre persone, incontrarsi in un luogo al chiuso (pur con tutte le precauzioni garantite dall’organizzazione) e in una parola “sfidare” il Covid-19.

No, non ce la sentiamo e con profondo dispiacere rinunciamo a questa Kermesse. Ce ne saranno tante altre di occasioni per fare cultura “in presenza”. Continuiamo a lavorare online, vicini come sempre a tutti gli autori e ai nostri fedeli lettori.

Grazie.

Edoardo ed Emanuela Ferrario

Riconversione cardiaca

La VJ Edizioni è lieta di annunciare la prossima pubblicazione della silloge di poesie di Caterina Silvia FioreRiconversione cardiaca“.

Le poesie contenute in questa silloge non sono liriche dai toni delicati, cariche di metafore e di immagini felici. La scrittura dell’autrice è scarna, raschiante di tutto ciò che è superfluo, ripulita da ogni dettaglio baroccheggiante, una scrittura che va dritta al cuore, carica di dolore che si è fatto verbo. Vi sono contenute liriche che affrontano temi attuali, come l’utilizzo dei social, insieme ai drammi legati al fenomeno migratorio, ma anche poesie intimistiche che con coraggio l’autrice ha voluto creare, mettendo in un certo senso “il dito nella piaga”, facendo riferimenti alla malattia fisica e psicologica.

Caterina Silvia Fiore è la Fondatrice del premio internazionale di letteratura “PER TROPPA VITA CHE HO NEL SANGUE” dedicato alla Poetessa Antonia Pozzi, giunto alla sua quinta edizione, unico premio accreditato a Pasturo, ove si trova la casa museo della poetessa. Premio inserito sul sito ufficiale della Poetessa : http://www.antoniapozzi.it. E’ anche l’ideatrice del concorso poetico LA MIA ANIMA NELLA TUA VOCE

Ha ottenuto numerosi riconoscimenti nazionale e internazionali:

Premio ALDA MERINI BRUNATE : SECONDA CLASSIFICATA EDIZIONE 2016 SEZIONE VIDEOPOESIA CON L’OPERA INTITOLATA “AMORE ASPRO”

Premio SIRMIONE LA ROCCA SCALIGERA: TERZA CLASSIFICATA CON LA POESIA INTITOLATA “KENYA”

Premio internazionale di poesia e narrativa “PINA ALESSIO” : PRIMA CLASSIFICATA SEZIONE VIDEOPOESIA ANNO 2019

Premio NAZIONALE DI LETTERATURA MEMORIAL GUERINO CITTADINO: VINCITRICE CON LA VIDEOPOESIA “DISARTICOLATA” PER LA SEZIONE VIDEO CON CONTENUTO SOCIALE DI PARTICOLARE VALENZA

PREMIO INTERNAZIONALE “OCEANO NELL’ANIMA: PRIMA CLASSIFICATA CON LA POESIA “AFGHANISTAN”.

Ha inoltre ricevuto numerosissime menzioni d’onore e premi speciali della giuria ed è inserita in antologie di narrativa e poesia.

Ha partecipato in qualità di giurato a diversi concorsi letterari, tra questi PASOLINI: IL CANTO POPOLARE – PREMIO POETIKA – MEMORIAL MIRIAM SERMONETA

Ha pubblicato due libri di narrativa noir LORO SANNO COSA FARE e INCUBATOIO e tre sillogi: IL FOLLE, L’INCUBO, IL SOGNO – IL DUBBIO E LA FOSCHIA E DISTRATTE AMPUTAZIONI.

Come di consueto è possibile prenotare sin d’ora il volume al prezzo speciale di 7 euro (anziché 9 euro del prezzo di copertina) e senza alcuna spesa di spedizione. Per prenotare la tua copia di Riconversione cardiaca CLICCA QUI.

Sergio sinesi premiato con “in bianco e nero” edito da vj edizioni

Gli autori della VJ Edizioni continuano a farsi onore in vari concorsi. Sergio Sinesi, pugliese di origine e milanese di adozione, ha ottenuto il Premio del Presidente al Premio “La girandola delle parole” con il romanzo “In bianco e nero” edito da VJ Edizioni. Eccone la sinossi:

“Le parole mancanti creano mostri!”. È quanto dice in un attimo di disperazione il dottor Russo a Osip durante il loro ultimo incontro. E queste parole appartengono a quel filo che ha unito casualmente le loro vite.

Due anni prima la madre di Osip, Natascia, una badante ucraina, fu travolta da un tram. I giornali scrissero che s’era suicidata; il tramviere confermò che in quel punto non poteva inciampare, poteva solo gettarsi sotto le rotaie; la polizia chiuse subito il caso. Osip non accetterà mai la versione del suicidio. Arrivato in Italia per recuperare alcune cose di sua madre e trovare un lavoro, cercherà di capire le ragioni dell’accaduto. Scoprirà che sua madre aveva la passione della fotografia, una passione a lui appena accennata, ma che gli si rivela essere qualcosa di più: una ricerca interiore che si estrinsecava col scattare foto e che lui non conosceva.
In questa sua ricerca s’imbatte nel dentista Russo, che ha conosciuto sua madre, e che lo coinvolge nei suoi discorsi sul futuro prossimo dell’uomo, ormai assorbito dalla inarrestabile ricerca di superare i suoi limiti. Tra i due nasce una simpatia dovuta anche al fatto che i propri genitori se ne sono andati senza dare loro alcuna spiegazione: si sentono figli traditi. Il dottor Russo è figlio di genitori nazisti. Solo Osip infine saprà la verità.
Le loro vite si incroceranno con dei fatti di cronaca riguardanti ragazzi scomparsi, apparentemente senza alcuna ragione. L’orrore verrà smascherato grazie a un team affiatato di poliziotti, tra i quali Ivana e il suo cane Buck.
La storia sembra non insegni nulla e c’è chi vuole che il passato ritorni. Ma forse la colpa di alcuni nostri comportamenti sta proprio in quelle parole mancanti che se ci fossero state, avrebbero potuto educarci all’amore per il prossimo. Ciò che noi siamo, sembra dire il dottor Russo a Osip, è una casualità, tutto dipende da quelle parole, tutto dipende da come luce e ombra si adagiano sul soggetto di una fotografia: quei contrasti che si sono creati sono come parole che il fotografo ha messo dentro quello scatto.

Il libro è in promozione a soli 11 euro, senza spese di spedizione. Per acquistarlo CLICCARE QUI

Giancarlo (Edoardo)

Pubblichiamo oggi il racconto secondo classificato assoluto nella Sezione Narrativa: Giancarlo (Edoardo) di Vincenza Precone.

Giancarlo (Edoardo) di Vincenza Precone

Mi chiamo Giancarlo, non confondetemi con mio fratello Edoardo. Siamo gemelli monozigoti, ma siamo molto diversi. Edoardo è perfetto, io sono la sua copia fenotipica sbiadita. Lo amo, non fraintendetemi, ma siamo diversi. Una volta ho letto che l’epigenetica influisce sull’essere più della genetica, non ne ho dubbi.
Stamattina mi sento comodo, indosso la mia solita tuta e mi sento me stesso. Ora che ci faccio caso, è della stessa tonalità di grigio della sedia dell’autobus su cui sono seduto. È da più di un’ora che sono su questo autobus a seguire con lo sguardo lo stesso percorso per tre volte di seguito, ormai la zona ospedaliera non ha più segreti per me. Non sono pazzo, così riesco a riflettere tranquillamente e, poi, dovrò pur passare il tempo in qualche modo. A volte cambio autobus, per dare uno scenario diverso ai miei pensieri. Quella che preferisco è la linea 151, dalla Marina a via Acton. La fermata che mi piace è quella che mi permette di vedere il Maschio Angioino. Il castello medievale e rinascimentale, che è il simbolo di Napoli, mi conferisce un senso di forza, vigore. È una delle poche cose che riesce a farlo. Da bambino mi affascinava la leggenda secondo cui in una delle due prigioni, la prigione del Miglio, ci fosse un coccodrillo che divorasse tutti i malcapitati. Immaginavo di mandare mio padre in quella prigione e che i coccodrilli lo sbranassero, ogni volta che mi faceva notare quanto Edoardo fosse più bravo di me in ogni cosa. Ecco, il mio più grande sogno era diventare il guardiano di quella prigione. Invece, mi ritrovo qui, ogni giorno su questo o un altro autobus.
Non ho un lavoro, però ho una laurea. Ho studiato per più di quindici anni alla facoltà di Economia e Commercio dell’ Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Successivamente, mia madre ha deciso di farmi seguire una corsia preferenziale, facendomi laureare ad un’ università privata. Che brava donna! Ha sempre cercato di ovviare alle mie mancanze. Anche Edoardo è laureato: in Fisica, con lode e plauso della commissione. Sono contento per lui. Edoardo ha anche un lavoro. Stamattina l’ho incontrato mentre andava ad un congresso internazionale, era elegantissimo nel suo abito gessato. Non so come faccia la moglie, con un lavoro e due bambini neonati, a garantirgli una mise sempre perfetta. Io non ho né una moglie né una fidanzata, però sono stato innamorato molte volte.
Mi piacciono le donne, nonostante nel palazzo in cui vivo si mormori che non sia così. Poi, la gente si lamenta perché cammino con il capo abbassato e non parlo e non saluto nessuno, neppure nell’ascensore. La gente dovrebbe riflettere, c’è sempre una spiegazione. A tutto.
Mio padre crede a loro, e quando lo fa vorrei spaccare il vetro della bacheca della sua collezione di pistole da caccia. Non per spararlo. Per farlo soffrire, come lui fa soffrire me. Ovviamente, è solo un pensiero, non lo farei mai.
La prima donna di cui sono stato veramente innamorato si chiama Angela. La conobbi al primo anno di università, la ricordo ancora in tutta la sua bellezza: bionda, occhi verdi, minuta, eterea.
Angela mi sedeva sempre accanto durante le lezioni di economia, mi offriva la sua merenda a base di frutta e yogurt, mi sorrideva. Io, in cambio, la ascoltavo. Le piaceva parlare di sé stessa, dei suoi problemi quotidiani, dei suoi amori sbagliati, e le piaceva essere ascoltata da me. La pazienza e la dedizione sono state sempre delle mie grandi doti, per cui l’accompagnavo ovunque con l’automobile perché lei non aveva la patente. Per renderle più agevole lo studio, le registravo e sbobinavo tutte le lezioni in aula, lei mi era grata e mi invitava sempre a casa sua per studiare. Eravamo molto affiatati, ed io mi sentivo felice. Angela ne era consapevole e mi ripeteva sempre che tra noi mancava solo il sesso. Speravo, aspettavo, ma il sesso tra noi non c’è mai stato. Durante le vacanze estive lei conobbe l’uomo “giusto” e si fidanzarono ufficialmente. A volte mi telefona per raccontarmi i suoi problemi, anche con il suo fidanzato, ormai storico. Io continuo ad ascoltarla.
Mio padre mi urla contro, costantemente, dice che devo trovare una donna, oltre che un lavoro. Però quando lo scorso anno gli ho presentato una ragazza cubana conosciuta in una chat su internet è impazzito di rabbia. Non tollera l’unione con una donna povera, di un’altra nazionalità e con un figlio. Non lo capirò mai. Io amo mio padre, è lui che non mi ama. Mia madre è molto più delicata e meno plateale di lui, ma sento che anche lei soffre per me e mi vorrebbe diverso. Cerca di stringere sempre nuove amicizie e, guarda caso, sempre con donne che hanno figlie di un’ età compatibile con la mia. Non ho un brutto aspetto: sono alto, snello, bruno, ho occhi scuri e penetranti. Però è tutto vano. Non vuole capirlo, rassegnarsi. Io non sono Edoardo.
Talvolta si confonde, e mi chiama Edoardo. Non succede mai il contrario, ad Edoardo permane sempre il suo nome. Vorrei chiamarmi Edoardo.
Alcuni ricordi sopraggiungono nella mia mente, fulminei, e spero fugaci.
Scorgo Edoardo ed io bambini. Eravamo in automobile, sul lato posteriore. Cantavamo. Edoardo ricordava le parole dei testi di tutte le canzoni. Io no. C’era sempre qualche parola che volava via dai miei pensieri, in una nube. Frugavo, invano. Mia madre si esaltava per le nostre canzoni cantate a squarciagola. Mio padre no, si concentrava su di me. Mi facevano rabbrividire i pugni che batteva contro il volante. “Sei sempre indietro Giancarlo. Sempre!” tuonava. Io provavo a recuperare con il testo di una nuova canzone, ma era tutto inutile. Piangevo. E più piangevo, più lui urlava, tra le lacrime di mia madre che mi faceva compagnia nella disperazione. Edoardo non interveniva mai. Non ho mai capito se lui fosse più mortificato o orgoglioso per le situazioni che si venivano a creare. Dicono che esiste un’unione particolare tra i gemelli monozigoti, perché hanno lo stesso DNA. Un’unione forte è importante, soprattutto nel mio caso che non ho molti amici. Angela è mia amica. Edoardo, invece, è stato sempre circondato da molti amici.
Un altro ricordo sopraggiunge, ad offuscarmi. Eravamo a Procida, sulla spiaggia della Chiaiolella. Spesso i nostri genitori ci portavano lì. La  costa è caratterizzata da fondali bassi, ideali per i bambini, ed è lunga, molto lunga. Da essa è possibile godere di un panorama unico sull’isolotto di Vivara, lo ricordo bene, nonostante avessi solo quattro anni. Mi piaceva incamminarmi lungo la riva, una volta mi allontanai troppo. Ho solo ricordi confusi, ricordi di un bambino. Però ricordo bene quello che mi fece mio padre quando mi trovò: ho ancora una cicatrice sul braccio.
Chissà se allora mio padre avrebbe mai immaginato che accanto a lui, durante la sua malattia, ci sarei stato io e non Edoardo. Edoardo è troppo impegnato: ha il suo lavoro, la famiglia, gli hobbies. Io no, sono quello che non ha nulla da fare. Sono quello che l’amore e le attenzioni può darle. Tre anni fa a mio padre è stato diagnosticato un cancro al colon, già al terzo stadio. Ho l’automobile, ho potuto accompagnarlo ovunque. Gli sono stato vicino durante le degenze per gli interventi, giorno e notte. Gli sono stato vicino durante i cicli di chemioterapia, ho raccolto anche il suo vomito. L’ho accarezzato ed amato, insieme a mia madre. Eppure, i suoi occhi come splendevano alla vista di Edoardo durante le sue visite fugaci! Dieci minuti, non di più. Lui è molto impegnato.
Mi ha fatto soffrire mio padre, tutt’ora soffro.
Per più di trent’anni ho immaginato mio padre morire, e tre notti fa è successo.
Cosa è cambiato? Sono ancora su questo autobus.

Anacronistico febbraio

Proseguiamo con la pubblicazione delle opere classificatesi alla piazza d’onore nel Premio Letterario Clepsamia 2020. Oggi è la volta di Anacronistico febbraio, la lirica di Tina Wiquel classificatasi al secondo posto nella Sezione Poesia.

Anacronistico febbraio di Tina Wiquel

Poi tacque tutto.
Sotto coltri di vetro e spine
foglie d’autunno danzanti
d’improvviso a coprire gli sguardi del mondo,
proiettati su un anacronistico febbraio
di un inverno che ancora non si stacca dalla pelle.
A seminar d’addii, le nostre anime
chiuse come nel fondo di un lago
la cui crepe fluttuanti
impedivano di guardare fuori
costringevano a guardarci dentro.
Salutammo anche le lucciole vaganti
spente come il rumore del silenzio.
E il buio divenne di nuovo paura.
E il tempo non era più nostro.
E allora scrissi.
Su fogli ingialliti a fermare il tempo.
L’unico tempo concessomi al vivere.
Scrissi.
Di alacre spuma di abbracci perduti.
Del silenzio.
Del guscio chiuso.
Del resto di niente.

Il mondo è Mers

E siamo giunti con la pubblicazione alle “piazze d’onore”. Come sempre incominciamo dalla Sezione Saggio con “Il mondo è MERS” di Simona Bassi, classificatosi al secondo posto.

IL MONDO E’ MERS di Simona Bassi


Il disturbo depressivo descritto come “notte oscura dell’anima”, una crisi spirituale che ha portato molti intellettuali (fra cui santi) a cercare e dare un senso alla vita, è stato descritto e poi classificato più volte, in modo spigoloso (come fanno i medici occidentali), come un disturbo che porta alla perdita di interessi e al piacere di fare, con le energie che vengono meno e i pensieri che diventano negativi. Con il disturbo depressivo, si guarda alla vita come a un fallimento (un susseguirsi di perdite). Il depresso, non riesce più a lavorare e a studiare, non mantiene le relazioni sociali e si sente impotente anche nella sfera sessuale. La Medicina ne dà una eziologia organica che porta a una scarsa qualità della vita e quindi a un forte rischio di suicidio, che viene letto come autolesionismo. Dal punto di vista Psicologico si potrebbe affermare che il disturbo depressivo subentra dopo un trauma psicologico (uno stress di gravità estrema) nel corso della vita dell’individuo, che può avere un’origine endogena (per esempio appunto il presagio della nostra morte per infezione da CoronaVirus) oppure esogeno (un evento critico che ci colpisce dall’esterno: un abuso, una violenza o la morte di un caro per esempio per COVID). Dal punto di vista Sociologico l’eziologia andrebbe ricercata non in qualcosa di organico, quindi endogeno, come ha dimostrato la medicina occidentale di genetico e quindi anamnestico, ma come qualcosa di esogeno, che ha indotto lo scatenarsi di qualcos’altro di endogeno e quindi legato a questi neurotrasmettitori che produrrebbero pensieri altri rispetto a quelli comunemente accettati: i pensieri indipendenti di un adolescente, piuttosto che i pensieri di discernimento di un adulto, rispetto alla vita e al tutto. L’individuo depresso sente il peso della vita e tutto il dolore del vivere e riflettendo su ciò, si sente senza speranza, senza risorse, impotente di fronte a tutto e quindi man mano è portato a cercare l’isolamento. La depressione può riguardare la percezione della realtà e il medico occidentale sempre in modo rigido e spigoloso, classifica il depresso anche come psicotico. Ora che tutti, ma proprio tutti siamo dentro a questa pandemia globale, in questo mondo che ha voluto globalizzare anche il virus più antico del mondo, per farlo conoscere a tutti quanti, si richiede a tutti di “fare il depresso”: isolamento, distanziamento, inattività motoria e affettiva, ecc…. “siam diventati tutti depressi!!!” Finalmente è la rivincita dei migliori, di quelli che l’han sempre detto che il “mondo è MERS”…e che poi sono stati classificati in medicina ed etichettati in sociologia. La depressione descritta come vortice ovvero la percezione del paziente di sentirsi dentro a una spirale verso il basso, diventa un vortice che è comune a tutti noi, che in fase 1 e poi ancora, abbiamo avuto una qualche perdita e quindi un trauma. La visione del mondo pessimistica del depresso viene accademicamente giudicata in base a protocolli standardizzati e poi smantellata per falsificarla da chi lo cura e da chi gli sta attorno. Un contesto sociale in fase 1 di emergenza sanitaria globale da CoronaVirus rende giustizia a questa grande D: il depresso.